I danni del ciclo vita della plastica secondo il ciel!

Team COEX® 4 minuti

L’innovazione che ha portato alla scoperta di COEX è la consapevolezza che tutelare la natura è garanzia di sicurezza e reale benessere. Il Rapporto 2019 del Ciel (Center for International Environmental Law) fa il punto sui danni che la plastica causa al pianeta e, soprattutto, alla salute. I tessuti #madeofCOEX sono gli unici 100% fireproof e anche 100% vegetali: perché “con COEX tu proteggi la natura e la natura ti protegge”!

Organizzazioni mondiali come WWF, Legambiente (di recente con l’indagine Beach Litter 2019 sui rifiuti di plastica sulle spiagge italiane) e Greenpace da tempo denunciano le gravi conseguenze dell’inquinamento da plastica. Un tema che nell’ultimo periodo è diventato un trend topic mediatico e “virale” per la drammaticità delle immagini che accompagnano articoli, post su social e blog. 
La serietà del problema ha portato quest’anno il Parlamento Europeo a predisporre una normativa per dichiarare fuori commercio entro il 2021 alcuni oggetti di uso comune come cannucce, stoviglie monouso e cotton fioc, che costituiscono il 70% dei rifiuti che soffocano gli ecosistemi marini, dalla superficie ai fondali.

Ancora Greenpeace ha lanciato di recente una petizione, sottoscritta da più di tre milioni di persone, in cui si chiede alle grandi multinazionali di ridurre gli imballaggi di plastica e più in generale di abbandonare l’uso della plastica monouso
Inoltre, insieme a molte altre organizzazioni impegnate per la tutela del nostro pianeta ha promosso la diffusione del Rapporto “Plastica e salute: i costi nascosti di un pianeta di plastica” promosso dal Ciel (Center for International Environmental Law).

I danni del ciclo vita della plastica secondo il ciel! COEX

“Ciascuna fase del ciclo vita della plastica interagisce con le altre e tutte hanno un effetto sull’ambiente e sulla salute dell’uomo. La plastica è dannosa per la salute da prima della sua produzione fino a molto tempo dopo il suo smaltimento”, che oltretutto è molto lento e nient’affatto risolutivo.

Questa è l’allarmante verità enunciata con forza dal Rapporto del Ciel, realizzato con la collaborazione di otto note organizzazioni ambientaliste e istituzioni: Earthworks, Global Alliance for Incinerator Alternatives, Healthy Babies Bright Futures, IPEN, Texas Environmental Justice Advocacy Services, Upstream e Break Free From Plastic Movement.

Statistiche sconcertanti affermano, infatti, che la produzione di plastica è aumentata da due milioni di tonnellate nel 1950 a 380 milioni di tonnellate nel 2015 e che due terzi di tutta quella prodotta globalmente è tuttora nell’ambiente, “sotto forma di detriti negli oceani, come micro o nanoparticelle nell’aria e nei terreni agricoli, come microfibre nelle riserve idriche o ancora come microparticelle negli animali e nel corpo umano”, continua il testo del documento

Per contrastare l’inquinamento da plastica che oggi è un’urgenza che non si può più ignorare, dobbiamo quindi necessariamente considerare l’intero ciclo vita della plastica e rivedere il nostro modo di produrre, utilizzare e smaltire questo materiale. E, “naturalmente”, anche il nostro stile di vita, da come ci vestiamo e mangiamo alle abitudini più quotidiane non sempre troppo consapevoli!

Il testo del Rapporto Ciel evidenzia gli impatti del “ciclo vita della plastica” sull’ambiente e per la nostra salute:

  •  per esempio, l’estrazione di combustibili fossili impiegati come materie prime nella fase di produzione (oltre il 99% della plastica oggi è prodotta con combustibili fossili), sono causa d’inquinamento atmosferico e idrico e di altri impatti legati al trasporto; 
  • lo stesso uso di prodotti e di imballaggi in plastica porta a una potenziale inalazione di particelle e possibili danni anche da contatto;
  • ancora, la plastica è difficile da riciclare (se ne può trasformare solo una quantità modesta che a sua volta poi non può più essere riciclata) e l’attuale gestione dei rifiuti in plastica (incenerimento, il coincenerimento, gassificazione, ecc.) determina il rilascio di metalli tossici nell’aria, nell’acqua e nei terreni, come piombo e mercurio, sostanze organiche (diossine), gas acidi e altre sostanze tossiche.

“Nonostante ci sia ancora molto da approfondire su tutti i possibili impatti generati dalla plastica sulla salute umana, i rischi sono evidenti. Le conoscenze attuali impongono di applicare concretamente il principio di precauzione e iniziare a eliminare definitivamente la plastica, a partire dall’usa e getta” afferma Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.
 

Ora liberarsi completamente della plastica è impossibile e la plastica è un materiale importante per alcuni settori. Bisogna, invece, assolutamente imparare a eliminarla in tutti i casi nei quali è superflua, questa è la tesi condivisibile espressa anche da Chantal Plamondon e Jay Sinha nel noto volume Vivere felici senza plastica. La guida definitiva. Non ci sono più scuse. Gli autori sostengono che bisogna assolutamente fermare la produzione della plastica già presente in quantità tali da non poter essere riciclata. Va sfatato lo stesso “mito del ricico della plastica”“i consumatori pensano che buona parte della plastica sia riciclabile. In realtà, non è così: in Italia solo 961mila dei 7 milioni di tonnellate di plastica prodotte sono riciclate, anche perché la plastica può essere convertita solo in prodotti di minore qualità”. Per esempio anche lavare e riutilizzare più volte le bottiglie usa e getta, poiché si tratta di prodotti di bassa qualità, rischia di far filtrare nelle bevande frammenti microscopici di plastica e sostanze tossiche! La plastica di fatto non va considerata come un rifiuto da smaltire ma una preziosa, seppure potenzialmente tossica, risorsa da riciclare con attenzione. 
Il cambio di abitudini quotidiane che va fatto è allora, per esempio:

  • leggere le etichette, 
  • optare il più possibile per prodotti sfusi e di qualità,
  • scegliere rivenditori che fanno meno uso di imballaggi, 
  • e soprattutto puntare su materiali alternativi come vetro, ceramica, alluminio, cotone biologico, lana, bambù, canapa, seta, cuoio, legno, sughero, fibre vegetali. 

E la bioplastica sembra non essere una valida alternativa a meno che non sia compostabile, come anche il Rapporto Ciel afferma.

Naturalmente COEX è molto sensibile al tema perché è una tecnologia nata da un approccio non solo rispettoso, ma soprattutto “consapevole”, che proprio in natura esistono molti degli elementi più benefici per la nostra salute. I tessuti made of COEX sono, infatti, prodotti circolari e sostenibilibiodegradabilicertificatima soprattutto nati da una filosofia di vita plastic free, 100% naturale. 
Le fibre vegetali e la cellulosa hanno una composizione e delle qualità che conoscenza e ricerca possono valorizzare e potenziare: da questa consapevolezza è nata la tecnologia COEX!
Così COEX intende continuare a tutelare la natura affinché continui a proteggerci, nelle più diverse situazioni e contesti.

Con COEX la natura ti protegge e tu proteggi la natura.

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