Tutta la meraviglia di un'ospitalità che mette al centro l'uomo

COEX team 5 minuti

Fondatore dell’omonimo studio d’architettura e della società di progettazione “Simone Micheli Architectural Hero” con sedi a Firenze, Milano, Puntaldia, Dubai, Rabat e Busan, è curatore di mostre tematiche contract, e non solo, e docente presso il Poli.Design e la Scuola Politecnica di Design di Milano. I suoi progetti spaziano dall’architettura alla ideazione d’interni, dal design al visual design, per pubbliche amministrazioni e importanti committenti privati, in particolare nel settore dell’ospitalità. Partner entusiasta di COEX in più progetti, lo abbiamo intervistato sulla sua idea di progettazione e architettura connessa a temi tipicamente COEX: naturalità, sicurezza e innovazione tecnologica.

Come è nata la relazione con COEX, esclusiva tecnologia in grado di rendere 100% fireproof tessuti 100% vegetali?
COEX è una realtà che ho amato da subito perché portatrice di “meraviglie” e innovazioni contemporanee. Offre nuove opportunità per molte tipologie di imprenditori che lavorano nel mondo dell’ospitalità più tradizionale, ma non solo. Per esempio, tra i progetti che sto curando recentemente ci sono dei service apartment, degli appartamenti affittati come camere d’albergo, e raccontando le specificità di COEX, ovvero la naturalità 100% connessa alla protezione ignifuga 100%, ho incontrato un grande interesse per le sue performance tecnologiche nell’allestimento e nell’arredo. Per questo, pur essendo ancora all’inizio, vedo ampi orizzonti di applicazione per i tessuti made of COEX.

La tecnologia invade la nostra quotidianità in moltissimi ambiti e l’high tech spesso si fa design e definisce l’identità di molti progetti. Quale spazio oggi per il “naturale”?
Il tema della naturalità oggi è un tema fondante in moltissimi ambiti. Si avverte il bisogno di riconquistare un contatto diretto con la natura. La nuova scommessa per la tecnologia è il ritorno alla naturalità: dobbiamo tornare a riappropriarci delle sensazioni addormentate da un utilizzo improprio della tecnologia. COEX ha già lanciato un messaggio subliminale, una innovazione “tecnologica” importante, in quanto è in grado di garantire una protezione 100% fireproof a partire dalle proprietà insite nelle fibre naturali. Poter immaginare, per esempio, che all’interno di una camera d’albergo, luogo deputato al relax, ci siano materiali che offrono altissime performance di benessere come altri materiali, sintetici, e quindi una protezione 100% ignifuga ma 100% naturale, è un’innovazione che sarà sempre più ricercata, come garanzia di sicurezza, naturalità appunto, e certamente anche di qualità estetica. 

Su quali fronti e in quali ambiti oggi si gioca la relazione tra architettura, interior design e sostenibilità ambientale? Cosa è per lei il vero lusso oggi?
Io parlo sempre di sostenibilità e eco-compatibilità, che sono due aspetti legati ma differenti. La sostenibilità è una sostenibilità d’impresa e quindi anche economica. L’eco-compatibilità è la sostenibilità ambientale, che oggi è un trend trasversale che ispira moltissimi settori, dal cibo al design, dalla progettazione all’arredo. In relazione a sostenibilità ed eco-compatibilità si è evoluto anche il concetto di lusso. In passato lusso significava opulenza, ricchezza, sfarzo…oggi il lusso ha assunto connotati molto differenti da quelli tradizionali e stereotipati: è piuttosto concedersi del tempo per stare con i propri figli e la propria famiglia; ascoltare il rumore del vento; assaporare il profumo del mare; conquistare spazi di silenzio e solitudine per pensare al proprio passato, presente e futuro; condividere emozioni ed esperienze con gli altri. Lusso oggi è un mix di componenti che mettono al centro la persona; è un nuovo e più libero rapporto tra uomo spazio e tempo. Per questo riconquistare una relazione “originaria” con la natura è fondamentale, significa riappropriarsi della propria “natura” e identità umana.

Quanto dice ha molto a che fare con la ricerca di un benessere autentico…
Sì, progettare ambienti che offrano un autentico benessere dal mio punto di vista significa creare spazi legati alla corporeità umana, spazi di “rigenerazione”, non solo ospitali. Bisogna riportare al centro l’uomo, i suoi più veri bisogni e necessità. Spesso le camere d’albergo e i luoghi dell’ospitalità obbediscono allo stereotipo, che peraltro diventa obsoleto in poco tempo. Il progettista oggi deve saper superare le barriere e i condizionamenti del conosciuto ponendo sempre la massima attenzione alla vita “reale” dell’uomo nello spazio.

 

Town House Duomo Milano Simone Micheli
Three Suites for TownHouse Duomo, Milano, Suite2 - Simone Micheli Architect
Town House Duomo Milano Simone Micheli
Three Suites for TownHouse Duomo, Milano - Simone Micheli Architect
The BaR Milano Simone Micheli
The BaR, LambrateVentura, Milano - Simone Micheli Architect

Quali materiali predilige? Quale uso fa dei tessuti?
Non ho un amore particolare per un materiale piuttosto che per un altro. Scelgo i materiali in base alle esigenze specifiche del progetto; li considero e li vivo come una tavolozza con cui creare processi sinestetici. Ma, forse, la materia che mi affascina di più è lo specchio, perché la riflessione moltiplica gli spazi e crea degli inganni. Attraverso gli specchi è possibile cogliere degli scorci inaspettati e vivere lo spazio accrescendo i punti di vista. Il tessuto stesso è una materia preziosa: io amo tessuti monocromatici e antidecorativi, che siano “vivi” attraverso l’esaltazione della propria materia, in relazione alla luce e alla giustapposizione con altri elementi. In relazione alle proprie qualità e perfomance.

I tessuti made of COEX sono garanzia di naturalità ma anche e soprattutto di protezione e sicurezza. Il suo progetto “(3S) X THD, Three Suites for Town House Duomo” è nel segno di un lusso ecosostenibile e sicuro?
(3S) X THD, three suites for TownHouse Duomo, in Galleria Vittorio Emanuele, è un progetto ormai quasi concluso nel cuore di Milano per il prestigioso marchio Town House Hotels del Gruppo Seven Star, nell’ambito del quale la sicurezza e la naturalità 100% di COEX ha un ruolo da protagonista. Si tratta di tre suites di grande fascino e distintività che raccontano una storia di sinestesie, quello che credo sarà il futuro del mondo dell’ospitalità. Le parole chiave sono essenzialità, naturalità, meraviglia e più di tutto centralità dell’uomo, che per me è il più autentico lusso.

Per il Fuori Salone 2018, in collaborazione con PKF e Tourism Investment, Lei curerà la mostra evento “Regeneration Hotel”. Ci può dare qualche anticipazione?
Il progetto che sto curando per il Fuori Salone 2018 è un progetto importante e di grande spessore che occuperà uno spazio di oltre 4.000 metri quadrati all’Officina Ventura 14 nel Design Distric Lambrate. “Regeneration Hotel” sarà una mostra sperimentale e, credo, il più grande evento dedicato all’ospitalità e al contract mai realizzato a Milano. Creeremo sei o sette installazioni tematiche, degli “spaccati di hotel” concepiti come spazi da esperire dedicati al futuro dell’ospitalità. PKF è il nostro partner per la progettazione dei contenuti e della convegnistica e coinvolgerà, nell’“Agorà” della mostra, gruppi alberghieri internazionali. Parleremo di “rigenerazione” perché sono tante le strutture alberghiere che oggi hanno bisogno di una rigenerazione e l’oggetto della mostra sarà proprio la progettazione del recupero di strutture che realmente riqualifichino, “rigenerino”, la vita dell’uomo.

Qual è quindi secondo lei la sfida per il mondo del contract e dell’ospitalità oggi? Quale la sua ambizione personale?
Dal mio punto di vista le strutture ricettive che saranno vincenti sul mercato saranno strutture caratterizzate da forte unicità, distintività, emozionalità, iconicità, capaci cioè di comunicare e raccontare uno stile autentico ricentrato sull’uomo. Da sempre il mio obiettivo, la mia ambizione è realizzare spazi, volucrati o involucrati, come vere e proprie opere d’arte in grado di provocare in chi le vive emozioni forti, anche ambivalenti e oppositive. Spazi e luoghi in cui l’esperienza vissuta diventi memoria. Quando lo spazio vissuto diventa memoria attiva significa che si è fatta esperienza di un’opera d’arte. Da un lato è innata in ogni architetto la volontà ancestrale di creare delle opere uniche; dall’altro oggi è il mercato a chiedere sempre di più progetti e ambienti dalla identità forte, capaci di generare esperienze uniche da comunicare e raccontare. E Tecnologia e Naturalità sono due aspetti fondamentali, fondanti, non necessariamente contrastanti – COEX ne rappresenta una testimonianza concreta; due volti della contemporaneità da conquistare e riconquistare sempre di più, perché i progetti architettonici abbiano una identità unica e autentica.

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